Riso, territorio ed economia
CINQUECENTO ANNI DI UNA “STORIA NOVARESE”
CHE HA DISEGNATO L”EVOLUZIONE DI UNA PROVINCIA
Nel Novarese operano 1200 aziende risicole su una superficie di 32000 ettari
Ecco come il riso, nei secoli, ha “disegnato” il comprensorio della “terra fra Sesia e Ticino”
NOVARA. Se per le grandi corti italiane il Cinquecento è stato il secolo di un primo Rinascimento, per le più modeste “corti”… delle cascine in provincia di Novara, questo secolo ha segnato un non meno radicale cambiamento nella specializzazione colturale che esse avevano protratto sino a quel momento.
Dal comprensorio del Ducato di Milano, terra di Sforza e Visconti, arrivava nella “terra tra Sesia e Ticino” quello strano cereale importato pochi anni prima dall”estremo oriente, si pensa dalla Cina. Il riso.
Lo sviluppo colturale fu pressochè immediato, grazie anche all”apporto idrico che già le prime “rogge” nate sul territorio già all”epoca della centuriazione romana (in particolare “Busca” e “Biraga”) potevano garantire.
Da lì parte una trasformazione radicale del territorio novarese, solcato da una rete sempre più fitta di micro-canali che portavano acqua nelle nuove “risaie”.
Il riso diviene, a quel punto, protagonista e “motore” della vita socio-economica del territorio, arrivando ad avere un ruolo notevole anche in quella politica.
Lo scrittore Sebastiano Vassalli nella sua “Chimera” e lo storico Nino Bazzetta de Vemenia nella sua “Storia di Novara” non mancano infatti di ricordare le “grida” del governo spagnolo d”occupazione circa lo sviluppo della coltura risicola e la distanza minima che le risaie dovevano avere da borghi e città.
Vassalli in particolare, nel raccontare la storia della protagonista della “Chimera”, la giovane Antonia, offre un quadro preciso della vita dei cosiddetti “risaroli”, lavoratori che oggi potremmo definire “stagionali” e che, molto spesso, arrivavano in massa dalle montagne della Valsesia e dell”Ossola (territori, fino al secolo scorso, compresi entro la giurisdizione novarese).
Ecco come il riso giunge, dunque, a coinvolgere e mutare la vita non solo di una pianura. E non è ancora giunto il tempo “d”oro” di quelle mondine “cantate” da De Santis nella grande pellicola di “Riso Amaro”, con Silvana Mangano, o ancora da quel film un po” meno conosciuto ma certamente più “novarese” che è “La Risaia”.
“Oggi Novara eredita questa lunga storia” dice il direttore della Coldiretti Gabriel Battistelli “e si presenta sostanzialmente come una “terra disegnata dal riso e per il riso”: lo dimostra la fitta rete di canali che, dai tempi più antichi sino alle ultime grandi opere idriche (diramatori “Quintino Sella” e “Regina Elena”) hanno assicurato alla provincia il giusto apporto d”acqua dai fiumi Sesia e Ticino, consentendo anche un”efficace protezione da grandi eventi alluvionali”.
E non dimentichiamo il ruolo “economico” del riso, che , come rileva Battistelli ,”costituisce per l”agricoltura novarese una risorsa irrinunciabile. Oggi oltre un quinto del riso italiano si produce in provincia di Novara, con 1200 aziende che operano su un territorio di oltre 32.000 ettari”.




